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Proemio

Il Concilio Vaticano II ha ricordato l’importanza della Chiesa locale "nella quale realmente è presente ed opera la Chiesa di Cristo, una, santa, cattolica e apostolica" (CD 11). Il vescovo ne è il pastore. Egli esercita il suo ufficio con l’aiuto del presbiterio e dei diaconi.

"Nel presbiterio ciascun membro è unito agli altri da particolari vincoli di carità apostolica, di ministero e di fraternità" (PO 8). Tutti lavorano per la stessa causa cioè per l’edificazione del corpo di Cristo.

Per la natura stessa del loro ministero i ministri ordinati debbono essere penetrati e animati da profondo spirito missionario (PO 8 e 10; PdV 18; DMV 26).

L’Unione Apostolica del Clero accoglie queste istanze e si mette al loro servizio.

Essa è Unione: riunisce i ministri ordinati diocesani che desiderano vivere l’accoglienza reciproca e il mutuo sostegno.

Essa è Apostolica: infatti questa aggregazione mira a favorire la vita apostolica, cioè una vita da ministro ordinato, sul modello di quella apostolica, radicata nel Cristo e consacrata alla missione.

Essa è Unione del Clero: aperta, perciò, a coloro che hanno ricevuto il Sacramento dell’Ordine, diaconi, presbiteri e vescovi per servire, ciascuno nel suo ambito, la Chiesa di Gesù Cristo.

L’Unione Apostolica del Clero sorse nel 1862 da una esigenza di aiuto spirituale, condivisa da alcuni presbiteri francesi, belgi, tedeschi e italiani, e si organizzò con norme di vita che si sono evolute seguendo il ritmo dei rinnovamenti ecclesiali.

Essa fu definitivamente approvata dal Papa Benedetto XV, il 17 aprile 1921, con il Breve pontificio "Romanorum Pontificum" (AAS. 13 (1921), 302-305) come associazione matrice con il grado di associazione primaria, con sede canonica nel sacello di S. Dionisio della Basilica di Montmartre a Parigi, con un Direttore generale che giuridicamente la rappresentasse e potesse validamente aggregare Unioni diocesane di tutto il mondo già riconosciute ed erette dal rispettivo Ordinario a norma del codice di Diritto canonico (can. 721-723).

Essa ha conosciuto varie revisioni dei suoi Statuti e della sua stessa configurazione giuridica, l’ultima delle quali nel 1976, fortemente ispirata all’aggiornamento del Concilio Vaticano II.

Per riapprofondire le esigenze e le istanze del ministero ordinato al cui servizio si impegna tutta l’associazione, per tenere conto dei nuovi dati di questo ministero, come il ripristino della sua dimensione diaconale permanente, essa ha messo nuovamente in cantiere i suoi Statuti che dettano il fondamento e i principi organizzativi della sua vita interna.

La nuova norma di vita dell’associazione, tenendo conto della situazione attuale della Chiesa, deve riflettere maggiormente l’aspetto spirituale e comunitario della vita del clero diocesano e donare una visione missionaria più marcata all’Unione Apostolica, stimolando i suoi membri ad affrontare con fiducia e con dinamismo apostolico nuove situazioni ecclesiali.

Per raggiungere questi obiettivi l’Unione Apostolica del Clero valorizza specificatamente:

- il Sacramento dell’Ordine da mantenere ravvivato con l’impegno della formazione permanente e con una attenzione particolare per ciascun Grado;

- la forma associativa:

"I chierici secolari diano importanza soprattutto alle associazioni le quali, avendo gli statuti approvati dall’autorità competente, mediante una regola di vita adatta e convenientemente approvata e mediante l’aiuto fraterno, stimolano alla santità nell’esercizio del ministero e favoriscono l’unità dei chierici fra di loro e col proprio vescovo" (C.I.C. 278, 2);

- il gruppo o "cenacolo": L’appartenenza all’Unione Apostolica è un cammino di santificazione personale attraverso l’incontro fraterno in vista di un equilibrio di vita e di una responsabilità evangelizzatrice. Il mezzo privilegiato per realizzarla è il gruppo o "cenacolo" (Mt. 26,20), in cui i membri si riuniscono a intervalli regolari per fare esperienza di carità fraterna, revisione di vita e ricevere, dal loro incontro, sostegno e stimoli per il lavoro apostolico;

- l’Eucaristia e le molteplici forme di preghiera che devono diventare sempre più contemplazione dei misteri di Dio, presente nella vita della Chiesa e nella vita personale;

- l’impegno di una presenza profetica nel presbiterio per la promozione della sua "radicale forma comunionale" (PdV 17; DMV, 27-29), della fraternità sacramentale e pastorale e delle vocazioni al ministero ordinato.

Lo Statuto, che viene proposto come norma fondamentale ai gruppi e ai membri dell’Unione Apostolica, si articola in due parti:

- i "fondamenti", cioè i principi di fondo che la guidano nelle sue finalità e nella sua azione, gli orientamenti secondo i quali i membri determinano il loro impegno di ministri ordinati, gli obiettivi concreti che essa si dà;

- l’ "organizzazione giuridica" che deve riflettere il suo spirito e i suoi orientamenti fondamentali.

In ogni nazione lo Statuto dovrà essere completato da un "Direttorio" per rispondere alle esigenze particolari delle rispettive Unioni.

L’Unione Apostolica intende così aiutare i suoi membri a realizzare un progetto personale di vita secondo quanto i documenti pontifici e le proprie diocesi vanno proponendo e a crescere in quell’amicizia con Dio e con i confratelli che Cristo domanda ai ministri della sua Chiesa.

S T A T U T I

FONDAMENTI

a. Principi costitutivi

1. L’Unione Apostolica del Clero è un’associazione aperta a ministri ordinati diocesani che si impegnano nell’aiuto vicendevole per realizzare in pienezza la vita secondo lo Spirito, mediante l’esercizio del ministero. La sua nota caratteristica consiste nel privilegiare la fraternità che scaturisce dal sacramento dell’Ordine, allo scopo di favorire nel clero e nella Chiesa una vita di comunione ispirata al modello degli apostoli con Cristo, immersa nella comunione della Trinità e espressa nella carità pastorale.

2. In ciascuna Chiesa particolare il vescovo, con i suoi presbiteri e diaconi, in comunione con il collegio apostolico, è segno vivo di Cristo Capo, Pastore e Servo. Su questa realtà si fonda il singolare impegno dei ministri ordinati a lasciarsi configurare sempre meglio a Lui dallo Spirito Santo nella vita umana, spirituale e pastorale di servizio al popolo di Dio. L’Unione Apostolica, con l’apporto scambievole di ciascuno, concorre a favorire tale stile di vita.

3. I membri dell’Unione Apostolica del Clero, consapevoli che il ministero ordinato ha una radicale forma comunionale, coltivano la comunione ecclesiale, sia a livello diocesano sviluppando un clima di confidenza reciproca tra i confratelli e di fiducia ed obbedienza verso il vescovo, sia a livello universale dimostrando fedeltà al S. Padre, principio visibile dell’unità della chiesa.

4. Consacrati e mandati, come tutti i ministri ordinati, per il servizio del popolo di Dio, i membri dell’Unione Apostolica condividono le fatiche e le speranze del mondo, suscitando e sviluppando la partecipazione responsabile dei laici nella comune e unica missione di Cristo, perché essi pure sono protagonisti della nuova evangelizzazione.

5. L’Unione Apostolica del Clero invita i suoi membri a vivere il Sacramento dell’Ordine attraverso la spiritualità, ossia l’esperienza e il cammino nello Spirito, della Chiesa particolare in cui sono incardinati, con la convinzione che nell’appartenenza e dedicazione alla propria Comunità diocesana, trovano una fonte di comprensione della loro vita e del loro ministero.

6. Essendo ogni Chiesa particolare coinvolta per sua natura nella Chiesa universale e nell’evangelizzazione del mondo, i membri dell’Unione Apostolica ne vivono profondamente la dimensione ecumenica e missionaria adoperandosi con una sensibilità nuova per l’unità dei cristiani, per la comunione dei loro pastori e per l’annuncio del Vangelo a tutti i popoli.

7. Ciascun membro dell’Unione Apostolica del Clero, nel vivere la carità pastorale, si lascia guidare dallo Spirito Santo, nutrendo gli stessi sentimenti di Cristo verso il Padre e gli uomini e assimilando la fede umile e disponibile di Maria madre e vergine, associata al mistero e alla missione di Cristo.

b. Forma di vita

8. I membri dell’Unione Apostolica del Clero per sviluppare la loro carità pastorale aderiscono pienamente a Cristo e alla sua Chiesa aiutandosi tra loro e con tutti i confratelli, affinché la vita di comunione si esprima in una vera fraternità sacramentale e pastorale.

9. Essendo essenziale per il ministro ordinato rinnovare e approfondire sempre più la coscienza di essere ministro di Cristo e della Chiesa, i membri dell’Unione Apostolica del Clero s’impegnano a coltivare continuamente la loro formazione, sostegno della fede e mezzo indispensabile per un efficace esercizio del ministero.

10. I membri dell’Unione Apostolica del Clero prenderanno a cuore l’impegno di nutrire la propria vita spirituale alla duplice mensa della Parola di Dio e dell’Eucaristia.

11. Perciò, sapendo che solo la Parola vissuta ha in sé la forza del convincimento, si preoccupano, loro per primi, di vivere il Vangelo, per poi trasmetterlo validamente al Popolo di Dio. Lasciandosi modellare da questa Parola, ogni giorno celebreranno la Liturgia delle Ore, per quanto possibile comunitariamente, e si dedicheranno all’orazione mentale alimentandola preferibilmente con le letture stesse della Liturgia delle Ore e della Messa.

12. Considereranno, inoltre, come centro della loro vita e di quella della Chiesa la celebrazione eucaristica, in cui viene fatto di nuovo presente il mistero di Cristo morto e risorto. Essa, come fonte e culmine di comunione, riunisce ed edifica la Chiesa; per questo troveranno soprattutto nell’Eucaristia la cui celebrazione quotidiana è vivamente raccomandata la loro più alta realizzazione e il sostegno della loro carità pastorale.

13. Con gioia svilupperanno un atteggiamento di contemplazione nella loro vita, riservando un particolare tempo quotidiano di ascolto, di accoglienza e di adorazione, il più possibile davanti al Santissimo sacramento dell’Eucaristia.

14. Faranno un cammino di revisione di vita esaminando spesso la propria coscienza. Si accosteranno con frequenza al sacramento della Riconciliazione come occasione di recupero del progetto di Dio. Daranno grande importanza alla direzione spirituale e all’esercizio della virtù di penitenza e troveranno ogni anno un tempo congruo per gli esercizi spirituali.

15. I membri dell’Unione Apostolica considerano pure un’esigenza fondamentale dell’intima comunione di vita con Cristo e di disponibilità verso la Chiesa la radicalità evangelica, espressa particolarmente dai "consigli evangelici" che Gesù propone nel discorso della montagna. Tra questi, si trovano i consigli di obbedienza, di povertà e di castità che i membri dell’Unione sono chiamati a vivere secondo le modalità, le finalità e il significato originale, che derivano dall’identità propria del ministro ordinato diocesano.

§1 - Seguendo Cristo obbediente, votato unicamente al compimento della volontà del Padre nella missione affidatagli, essi vivranno la loro obbedienza accogliendo con fede e profondo senso ecclesiale le direttive del loro vescovo e del Papa.

§2 - Essi imiteranno la povertà di Cristo, vivendo con sobrietà, esercitando l’ospitalità, condividendo, secondo le possibilità, i propri beni, donando di buon grado il proprio tempo, dimostrando stima e rispetto verso le persone, accogliendole nella loro diversità, e usando bene delle cose secondo il loro fine proprio, testimoniando così semplicità e trasparenza.

§3 - Essi vivranno la castità come maturazione affettiva, fedeltà al loro stato di vita e stimolo del loro amore di pastori verso Cristo e la sua Chiesa.

Quelli che hanno scelto il celibato, secondo la disciplina costante della Chiesa, vivranno questo carisma come dono di Dio, conformazione particolare a Cristo, sorgente di fecondità spirituale e valore profetico per il mondo attuale.

16. La devozione verso Maria, vergine e madre di Cristo e della Chiesa, li aiuterà ad impregnare la loro vita e il loro ministero di filiale fiducia.

Esprimeranno tale devozione specialmente attraverso la Liturgia e le preghiere mariane suggerite dalle proprie tradizioni.

17. I membri dell’Unione Apostolica del Clero dimostreranno la loro appartenenza all’associazione partecipando attivamente sia alle riunioni diocesane per il clero sia ai loro incontri.

18. La visita ai confratelli, specialmente a coloro che hanno maggior bisogno di presenza, di sostegno o di amicizia, sarà una maniera privilegiata per esprimere lo spirito dell’associazione.

19. Riterranno loro dovere pastorale riservare un tempo adeguato allo studio delle scienze teologiche e umane come dimensione indispensabile alla formazione permanente e come mezzo d’aggiornamento sui problemi pastorali e sociali.

20. Non trascureranno il dovuto riposo e la distensione come recupero necessario dell’equilibrio psicofisico, ascetico e pastorale.

21. Ogni anno in una Messa ricorderanno particolarmente i membri vivi e defunti dell’Unione.

22. In spirito di solidarietà e di condivisione alle finalità e ai servizi dell’Unione, ogni anno corrisponderanno la quota di adesione stabilita da ciascun Direttorio nazionale.

c. Servizi offerti

23. Per quel senso della diocesanità che la anima, l’Unione Apostolica del Clero opera in comunione con il vescovo a servizio del ministero ordinato.

24. In questa ottica, essa si offre perché in ciascuna diocesi, in cui è presente, si possa raggiungere una più profonda comprensione del sacramento dell’Ordine, per valorizzarne meglio le diversità ministeriali e la ricchezza comunionale nell’edificazione della Chiesa.

25. In particolare essa sostiene la formazione permanente - umana, spirituale, intellettuale e pastorale - del clero della propria diocesi, animandola se ne è richiesta.

26. Nel nuovo clima di collaborazione tra le Chiese, l’Unione Apostolica incoraggia i suoi membri ad offrirsi al proprio vescovo per un servizio extradiocesano, specialmente nei territori di missione, nelle diocesi scarse di clero e se fossero richiesti per la formazione nei seminari.

27. L’Unione Apostolica partecipa con creatività ad ogni forma di pastorale intesa a promuovere la qualità e il numero delle vocazioni al ministero ordinato diocesano.

28. Come segno nuovo dei tempi si sviluppano in più diocesi gruppi di preghiera, di riflessione, di confronto, di amicizia e di condivisione di vita tra confratelli. L’Unione Apostolica presta attenzione a queste nuove forme di comunione che corrispondono alle esigenze di tanti ministri ordinati diocesani di oggi e propone, a sua volta, l’esperienza dei gruppi o "cenacoli" UAC.

29. I membri dell’Unione Apostolica, volendo favorire la vita spirituale dei ministri ordinati impegnano la loro azione animativa a servizio della diocesi:

- nel richiamare il valore della celebrazione eucaristica e la necessità di un tempo prolungato di preghiera quotidiana;

- nel promuovere il sacramento della Riconciliazione;

- nell’offrire la direzione spirituale ai confratelli e a quanti sono in ricerca del proprio progetto di vita;

- nell’animare o, dove occorre, nel promuovere i ritiri, gli esercizi spirituali e gli incontri di aggiornamento avvicinando ed invitando chi tende a trascurarli ;

- nel suggerire e diffondere pubblicazioni e riviste di spiritualità del clero.

30. Fedeli al loro particolare carisma, essi favoriscono pure lo spirito di comunione e di fraternità:

- sostenendo e aiutando qualche confratello che si trovi in crisi, in situazioni di disagio o economicamente sfavorito;

- collaborando con istituzioni ed associazioni che hanno espressamente a cuore la vita ed il ministero dei vescovi, dei presbiteri e dei diaconi;

- promuovendo reciproche esperienze di ospitalità e aprendosi a nuove vie di comunione che lo Spirito Santo andrà suggerendo, anche con ministri di altre Confessioni.

31. Tutti si impegnano a far conoscere l’Unione Apostolica stessa.

ORGANIZZAZIONE

32. L’Unione Apostolica del Clero è un’associazione di chierici, pubblica e internazionale, approvata dalla S. Sede il 17 aprile 1921. Essa non ha scopo di lucro e opera a titolo interamente gratuito, secondo lo spirito di fraternità che la anima.

33. Per poter meglio realizzare le sue finalità, l’Unione Apostolica del Clero, dopo il Concilio, si è costituita ed è stata approvata come Federazione internazionale di Unioni diocesane legittimamente aggregate. Ora si costituisce in Confederazione internazionale.

Essa ha sede a Roma ed è giuridicamente rappresentata dal suo Presidente internazionale.

Organi della Confederazione sono l’Assemblea, il Consiglio e la Direzione internazionali.

34. Le Unioni diocesane di una stessa nazione, esclusi i casi particolari per i quali il Consiglio internazionale considera opportuna una deroga, si costituiscono a loro volta in Federazione nazionale.

35. Quando esiste la Federazione nazionale, l’aggregazione di un gruppo diocesano canonicamente eretto, avviene soltanto attraverso la Federazione. In caso di conflitto tra la Federazione e il gruppo che chiede l’aggregazione, ci si può appellare alla Direzione internazionale.

36. In assenza d’una Federazione nazionale, possono aggregarsi alla Confederazione internazionale i gruppi diocesani di ministri ordinati approvati dai propri Ordinari o gruppi più ampi approvati dalle rispettive Conferenze episcopali, che abbiano gli obbiettivi ed accettino gli statuti della Confederazione.

37. L’aggregazione avviene con una lettera ufficiale del Presidente internazionale, su richiesta del Direttore del gruppo approvata dalla rispettiva Assemblea.

38. Per il collegamento e la formazione dei suoi membri e per la diffusione delle sue finalità, l’Unione apostolica cura proprie pubblicazioni a livello internazionale, nazionale e diocesano.

a. L’Unione diocesana

39. L’Unione diocesana è radicata nella Chiesa particolare a servizio di tutto il suo clero, in comunione con il proprio vescovo.

40. L’Unione diocesana può già costituirsi con un minimo di 5 membri. È validamente costituita se è eretta ed approvata dal vescovo e legittimamente aggregata.

41. Si diventa membri dell’Unione diocesana, seguendo le modalità determinate dal Direttorio nazionale, accettando le finalità e la forma di vita espresse dallo Statuto e impegnandosi con un atto di adesione accolto dal rispettivo Direttore.

42. In alcuni casi l’Unione diocesana si esprime in un solo gruppo locale; in altri, in più gruppi locali, comunque facenti parte della stessa Unione.

43. L’Unione diocesana si struttura secondo la sua consistenza e, costituendosi in Assemblea, sceglie per il proprio servizio un Direttore che viene aiutato da almeno qualcuno dei membri e da un Tesoriere.

Essi formano la direzione diocesana, che viene eletta ogni tre anni o secondo le consuetudini di ciascuna diocesi e non può rimanere in carica oltre i 12 anni.

Il Direttore diocesano deve essere approvato dal proprio Ordinario e segnalato al Presidente nazionale.

44. Il Direttore promuove le riunioni di gruppo, cura i rapporti con il vescovo, i presbiteri, i diaconi e i laici, specialmente con coloro che hanno compiti di responsabilità, e tiene i contatti con la Direzione nazionale o ad altro livello, secondo le suddivisioni organizzative di ciascuna nazione.

45. Se il gruppo locale fosse interdiocesano, raggiunta una certa consistenza, dovrà preoccuparsi di suddividersi in Unioni diocesane perché maggiormente espressive delle identità delle Chiese particolari.

46. I membri si incontrano con regolarità secondo le modalità suggerite dal Direttorio di ogni nazione.

47. La cessazione di una Unione diocesana viene regolata dal Direttorio nazionale, con particolare attenzione alla destinazione dei beni e all’archivio, in previsione d’una rifondazione.

Il firmatario dell’atto di cessazione, ne dà comunicazione alla direzione nazionale e internazionale.

Dal Direttorio nazionale viene regolata pure la dimissione di un membro.

b. L’Unione nazionale

48. L’Unione Apostolica nazionale è costituita dalla Federazione di tutte le Unioni diocesane esistenti in una nazione, riconosciute a norma dello Statuto. Per costituirla si richiedono almeno due Unioni diocesane e 15 membri.

Organi della Federazione nazionale sono l’Assemblea, la Direzione e il Consiglio.

49. In ogni nazione i Direttori diocesani o i loro delegati si riuniscono periodicamente formando l’Assemblea nazionale. Queste riunioni, annuali o almeno triennali, costituiscono un momento di preghiera, di riflessione e di comunicazione in particolare sui problemi relativi all’associazione e ai ministri ordinati della propria nazione.

50. L’Assemblea si struttura secondo le possibilità concrete e - salvo le eccezioni autorizzate dal Consiglio internazionale per quanto riguarda il Presidente - ogni tre anni elegge, per il servizio delle Unioni diocesane, il Presidente e il Tesoriere che fanno parte della Direzione nazionale, e il Consiglio che viene costituito secondo le indicazioni del proprio Direttorio. Rimangono in carica per tre anni e sono rieleggibili fino a 12 anni.

Il Presidente nazionale, consultato il Consiglio, nomina il Segretario nazionale che entrerà a far parte della Direzione nazionale.

Tutti devono essere membri dell’Unione Apostolica del Clero.

51. L’elezione del Presidente nazionale viene confermata dalla rispettiva Conferenza episcopale e comunicata al Presidente internazionale.

52. La conferma del Presidente nazionale presuppone il riconoscimento della Federazione nazionale da parte del Presidente internazionale e comporta l’impegno per la rispettiva Assemblea di formulare un proprio Direttorio per adeguare i fondamenti e l’organizzazione dello Statuto dell’Unione alle proprie situazioni ecclesiali e culturali.

53. Il Direttorio assume valore giuridico quando è approvato dal Consiglio internazionale e dalla competente Conferenza episcopale.

54. Il Consiglio e tutti coloro che hanno responsabilità direttive nell’Unione nazionale, ricercano quanto è utile e opportuno perché vengano promossi i gruppi diocesani e ne favoriscono la nascita nelle diocesi dove non esistono. Possono proporre programmi e criteri per le riunioni e trovare i promotori per le regioni e le diocesi dove si pensa che possano sorgere nuove Unioni.

55. Il Presidente convoca l’Assemblea e il Consiglio nazionale, fa attuare i programmi nazionali, ha la responsabilità delle edizioni nazionali, visita i gruppi diocesani, cura i rapporti di comunione e di collaborazione con la Conferenza episcopale, con i vescovi, i presbiteri, i diaconi e i laici che operano a livello nazionale. Cura anche i rapporti con la Direzione internazionale inviandole, in particolare, una relazione scritta sulla situazione dell’Unione della propria nazione tre mesi prima di ogni assemblea internazionale.

56. La cessazione di una Federazione nazionale viene regolata dal rispettivo Direttorio che dovrà prevedere la salvaguardia dei beni e dell’archivio in vista d’una rifondazione.

Nel periodo di cessazione, la gestione e la custodia di tali beni e dell’archivio vengono assunte o garantite dal Presidente internazionale, attraverso un suo delegato.

c. L’Unione internazionale

57. I Presidenti delle Unioni nazionali di tutto il mondo si riuniscono ogni tre anni costituendo l’Assemblea internazionale. Questo incontro diventa un momento di preghiera, di riflessione, di comunicazione e di decisioni vitali per tutta l’Associazione. L’Assemblea internazionale vi studia i problemi che riguardano i ministri ordinati e aggiorna periodicamente lo Statuto dell’Unione.

58. L’Assemblea internazionale, ogni tre anni, elegge per il servizio di tutta l’Unione, il Presidente internazionale e il Tesoriere che fanno parte della Direzione internazionale; elegge pure i Consiglieri e, tra questi ultimi, il Primo Consigliere. Stabilisce il numero dei Consiglieri eleggibili o cooptabili, tenendo conto della rappresentatività continentale, linguistica e associativa.

Tutti assieme, essi formano il Consiglio internazionale, rimangono in carica per tre anni e sono rieleggibili fino a 12 anni.

59. L’Assemblea internazionale stabilisce la quota annuale di ogni membro dell’Unione; approva la relazione del Presidente e il bilancio consuntivo e preventivo presentato dal Tesoriere; verifica e programma l’attività dell’Unione internazionale.

60. Il Presidente internazionale, consultato il Consiglio, nomina tra i membri dell’Unione, il Segretario internazionale e il Direttore della Sede internazionale, che entreranno a far parte della Direzione internazionale.

61. Il Presidente internazionale eletto dovrà essere ufficialmente approvato dalla S. Sede con uno scritto della Congregazione per il Clero.

62. Il Presidente e i Consiglieri internazionali, che dovranno rispecchiare le varie regioni, lingue, culture e condizioni del mondo, ricercano tutto ciò che è utile e opportuno per aiutare le Unioni nazionali, costituire nuovi gruppi nelle nazioni dove l’Unione Apostolica non è presente e suscitarvi dei promotori.

63. Tenuto conto delle lingue e delle regioni, il Consiglio internazionale sceglie dei delegati per aiutare efficacemente il Presidente internazionale.

64. Il Consiglio internazionale viene riunito subito dopo l’Assemblea internazionale e una volta prima della successiva.

65. Il Presidente convoca l’Assemblea e il Consiglio internazionali, visita le Unioni nazionali, ha la responsabilità delle edizioni internazionali, promuove iniziative utili all’Unione, cura i rapporti con la Congregazione per il Clero, con altri enti ecclesiastici e con i Direttori generali di altre Associazioni, concorda con il Tesoriere e autorizza le operazioni finanziarie, dà relazione dell’andamento dell’Unione all’Assemblea internazionale.

I Consiglieri internazionali collaborano con la stessa finalità e diligenza nel proprio ambito.

66. Il Tesoriere amministra i beni dell’Unione e ne cura il loro incremento, riscuote dalle Unioni nazionali le quote annuali dovute dai membri, concorda le operazioni finanziarie con il Presidente internazionale, presenta all’approvazione dell’Assemblea il consuntivo e il preventivo triennali.

67. Il Segretario lavora strettamente unito al Presidente internazionale, coordina l’attività e la gestione della segreteria internazionale, cura le pubblicazioni, aggiorna e tiene in ordine l’archivio, redige i verbali degli incontri di Assemblea e di Consiglio e collabora con il Direttore della Sede per le attività in comune.

68. Il Direttore della Sede internazionale, su mandato del Presidente internazionale, gestisce la Sede stessa e cura in Roma le attività di animazione della Confederazione.

69. Il Primo Consigliere succede al Presidente internazionale in caso di morte, incapacità o dimissioni dello stesso.

In tale evenienza, è tenuto a convocare l’Assemblea internazionale entro la scadenza del mandato in corso.

70. Le elezioni si fanno secondo le norme del Codice di Diritto Canonico e il regolamento speciale allegato allo Statuto.

A questo regolamento possono riferirsi le Unioni diocesane e nazionali per l’elezione dei rispettivi responsabili.

71. Tutti coloro che curano l’animazione dell’Unione apostolica del Clero tengano frequenti rapporti reciproci e considerino il proprio ufficio come un servizio dovuto a tutti i confratelli.

72. Tutti e singoli i membri che, a vari livelli dell’Unione apostolica del Clero, già devono partecipare agli oneri finanziari di essa, sostengono ogni anno anche l’Unione Apostolica internazionale nel modo stabilito dall’Assemblea.

73. Per quanto non espressamente definito nel presente Statuto si rimanda alle norme del Codice di Diritto Canonico.

74. Gli aggiornamenti apportati allo Statuto del 1995 sono stati approvati dall’Assemblea internazionale della Unione Apostolica del Clero tenutasi a Roma dal 19 al 23 ottobre 1997 e vengono sottoposti all’approvazione della S. Sede, a norma del canone 314 del Codice di Diritto Canonico.

ASSEMBLEA INTERNAZIONALE: REGOLAMENTO PER LE ELEZIONI

1. Le votazioni dell’Unione Apostolica del Clero internazionale si svolgeranno a norma del canone 119, §1 del Codice di Diritto Canonico e secondo quanto stabilito da questo regolamento.

2. Per l’elezione della Direzione e dei membri del Consiglio internazionale, avranno diritto di voto tutti i membri del Consiglio internazionale uscente e i Presidenti nazionali o i loro delegati, che nella propria nazione possano contare su almeno 15 membri effettivi, distribuiti in più di una Unione diocesana, e abbiano regolato la quota annuale dei soci con l’Unione Apostolica del Clero internazionale.

3. Potranno ricevere incarichi nell’Unione Apostolica tutti, e soltanto, i membri regolarmente iscritti.

4. Per il Consiglio internazionale, l’Assemblea si è attenuta finora alla usanza di eleggere due membri per continente su indicazione dei rispettivi Presidenti nazionali e di lasciare al Presidente internazionale la possibilità di cooptarne due; tuttavia per gravi ragioni, essa, prima dell’elezione, potrà variare il numero dei Consiglieri per ciascun continente e le modalità di presentazione.

5. Verificata l’identità dei membri dell’Assemblea internazionale e la maggioranza assoluta richiesta per la validità dei suoi atti, verrà costituito il seggio elettorale, composto dal membro più anziano dell’Assemblea, che fungerà da Presidente, da due scrutatori scelti dall’Assemblea, e dal Segretario internazionale, che fungerà da attuario.

6. Le votazioni si svolgeranno a scrutinio segreto, con elezioni distinte per il Presidente, il Tesoriere, i Consiglieri e il Primo Consigliere.

7. Compiuto lo spoglio delle schede votate e proclamati dal Presidente del seggio i risultati, questi verificherà l’assenso dei candidati eletti.

8. Al termine delle votazioni sarà redatto il verbale che verrà sottoscritto dai membri del seggio e custodito nell’archivio dell’Unione.

9. Il risultato delle elezioni dovrà essere comunicato alle competenti autorità per le necessarie approvazioni.

APPENDICE

APERTI AL FUTURO

Gli Statuti sono stati approvati ad triennium il 18 ottobre 1995, festa di S. Luca evangelista, definitivamente il Giovedì Santo, 9 aprile 1998. L’approvazione da parte della Congregazione per il Clero ha richiesto riflessioni e correzioni supplementari. L’UAC non si è mai sentita così giovane come durante l’elaborazione e dopo l’approvazione di questi Statuti. Durante l’Assemblea sentivamo che dovevamo rinascere o morire... Siamo rinati.

Infatti, pur nella fedeltà alle origini, gli Statuti contengono innovazioni sostanziali nelle prospettive e nei contenuti.

Nelle prospettive: si è passati da una associazione i cui membri si aiutano a vicenda per crescere nell’amicizia, nella vita spirituale e pastorale senza uscire dall’ambito del proprio gruppo o della propria diocesi, ad una associazione i cui membri si aiutano a crescere per far crescere in qualità e quantità il clero diocesano di ogni diocesi. Se la chiesa universale respira con i polmoni di ogni chiesa particolare, è pur vero che ogni chiesa particolare non può vedere che con gli occhi e sull’orizzonte della chiesa universale.

Gli Statuti presuppongono una visione unitaria dei tre ministeri ordinati ed hanno assunto un respiro missionario, ecumenico, vocazionale. Sono proiettati sul terzo millennio

Nei contenuti: noi formiamo un’associazione che non ha né una spiritualità propria, né fini propri, né mezzi propri ma assume quelli che ciascuna diocesi propone per il suo clero, però mettendoci dentro una passione particolare. Il carisma dell’UAC sta tutto in questa passione animativa e sta soltanto nel modo di essere e di vivere da ministri ordinati diocesani.

La prima novità viene proprio da una riconsiderazione della parola clero. Fanno parte del clero non soltanto i preti ma anche i vescovi e i diaconi (transeunti o permanenti) (Cf. CIC, can. 266); e tutti e tre, ciascuno nel suo grado, sono pastori, configurati a Cristo capo (Cf. CIC, can. 1008-1009). L’Unione apostolica del clero doveva perciò allargarsi ufficialmente anche ai vescovi e ai diaconi.

I diaconi sembrano un elemento di disturbo nell’impostazione di una spiritualità sacerdotale, specialmente se sposati.

L’Assemblea internazionale ha preso la decisione di allargarsi ai vescovi e ai diaconi per coerenza giuridica e teologica, pur prevedendo qualche smarrimento da parte di anziani unionisti. I quali sono abituati a vedere il prete-vescovo come sacerdote, con una sacralità consumata nella celebrazione del Sacrificio della Croce e sigillata dal dono del celibato e il diacono come servo del sacerdozio ministeriale e comune.

Ciò comporterà una riflessione coraggiosa da parte degli Unionisti sull’unitarietà, sulle specificità, sugli ambiti, sulla pericoresi dei tre ministeri ordinati e sulla riprecisazione (o, là dove mancano, sull’invenzione ) delle parole per esprimerli. Infatti una plurisecolare mentalità sacerdotalizzante ha portato a far coincidere l’episcopato e poi il presbiterato col sacerdozio e ad avere, (in alcune lingue) una sola parola per esprimere presbiterato e sacerdozio. Non coincidono.

Noi vogliamo abituarci a parlare di presbiteri e di  ministero presbiterale, riservando (o introducendo) i termini sacerdozio, sacerdoti, per definire l’esistenza sacerdotale di Cristo e del popolo di Dio o il servizio cultuale nell’Antico Testamento e delle religioni non cristiane.

Anche nel Simposio internazionale per il 30 anniversario del decreto conciliare Presbyterorum ordinis (ottobre 1995), si è insistito sulla riappropriazione di una terminologia e sulla riformulazione della teologia che aiutino a distinguere la identità sacerdotale profetica e regale di ogni cristiano (che è veramente altro-Cristo) da quella specifica del ministero ordinato diaconale, presbiterale ed episcopale.

Qui la testimonianza degli Unionisti può diventare profezia.

La seconda novità sta nel vivere con radicalità il servizio della comunione ecclesiale. È il servizio che qualifica il Sacramento dell’Ordine unitamente al sacramento del Matrimonio (Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, P. II, Sez. II, Cap. III, Art. 6). È un servizio per sua natura ecumenico e missionario.

Gli unionisti mentre si rinsaldano nella fraternità, si rendono disponibili ad ogni impresa per l’unità dei ministri ordinati di tutta la cristianità, oltre le stesse divisioni confessionali e per la crescita qualitativa e numerica del clero diocesano, oltre i confini della propria diocesi (Cfr. i preti Fidei-donum ). Mettendosi a disposizione del proprio vescovo per un servizio extradiocesano, l’unionista intende corresponsabilizzare tutti i confratelli nel superamento di ogni barriera causata da ragioni storiche, geografiche, rituali, sacramentali, personali. Ogni separazione deve ridursi a distinzione ed ogni distinzione deve diventare una differenza che arricchisce e non espropria.

La terza novità consiste nell’abbinamento delle due componenti che confluiscono nella formazione dei ministri ordinati diocesani, cioè la grazia del sacramento dell’Ordine in quanto tale e la spiritualità della diocesi in cui si è incardianti in quanto tale. Il cammino di santificazione del diacono, del prete, del vescovo non possono prescindere dal cammino globale di santificazione che lo Spirito Santo va maturando nella loro diocesi. Il quale si attuerà attraverso l’esercizio quotidiano del loro ministero. E il loro ministero consisterà principalmente nel creare sintesi tra i diversi cammini spirituali ivi presenti; li armonizzeranno poi con quelli di tutta la chiesa. Faranno così rivivere la comunione trinitaria dentro la loro comunità diocesana, attraverso il suo stesso modo di essere chiesa e di proporre il vangelo. Solo allora vivranno la spiritualità diocesana (Cf. St. n.6).

La quarta novità sta nell’organizzazione non più a forma piramidale, dalla Associazione matrice ai gruppi periferici, ma nella dimensione comunionale delle Unioni diocesane di ogni continente in una confederazione di vertice. Abbiamo seguito il modello comunionale che definisce la Chiesa universale come comunione di Chiese particolari. I veri protagonisti dell’UAC sono i gruppi diocesani i quali formano la confederazione internazionale e possono a loro volta federarsi a livello nazionale (Cf. St. nn. 33 -34).

Ci sono inoltre due orientamenti innovativi nella forma concreta con cui vengono proposti:

1. l’orientamento contemplativo, cioè la capacità di stare a lungo, in quanto Pastori, sotto l’azione dello Spirito per capire attraverso l’assimilazione della S. Scrittura offerta ogni giorno dalla Liturgia, come essere pastori delle proprie comunità. Il mondo deve vedere che sono diventate un solo corpo in Cristo. Gli Unionisti di qualche nazione si sono proposti un’ora di contemplazione al giorno.

2. l’orientamento comunionale, cioè la volontà di essere sempre più l’uno per gli altri attraverso l’esperienza di cenacolo. Fare "cenacolo" vuol dire cercare occasioni d’incontro (una volta o più al mese), di convivenza (preti tra loro o anche con diaconi o col vescovo) e di corresponsabilità pastorale (fino al parrocato in solido) in modo che l’amicizia non sia soltanto la risposta ad un bisogno ma la scelta del modo di vivere di Cristo con gli Apostoli.

L’Unionista è colui che vive la comunione e per la comunione, a partire dalla sua Comunità diocesana, per quanto eterogenea e senza una linea spirituale essa possa sembrare. Per questo è disposto a giocarsi tempo, ruolo, successi... e la vita stessa. Sparisce dentro il proprio presbiterio come qualunque ministro ordinato perché ogni confratello appaia nella luce e con la capacità di illuminare richiestegli dallo Spirito. Se c’è un’umile pretesa, essa consiste nell’impegnarsi con un supplemento di entusiasmo, di inventiva e di coerenza per riqualificare su altri parametri il ministero ordinato e per rivedere gli elementi caratterizzanti della spiritualità diocesana.

L’Assemblea del 1997 ha avuto il compito di rivedere e di approvare definitivamente gli Statuti ad triennium dell’Assemblea del 1994 e sta constatando un crescente coinvolgimento di ministri ordinati diocesani come pure di laici desiderosi di condividere, con la medesima passione degli unionisti, il cammino nello Spirito della propria diocesi e la crescita qualitativa e numerica del clero diocesano. L’Assemblea, pur non prendendo decisioni specifiche, si è dichiarata aperta alla possibilità che questi laici possano maturare una Associazione parallela all’UAC. Ciò potrebbe essere un segno dei tempi e un dono dello Spirito; una ulteriore iniezione di giovinezza per l’UAC ed un significativo coinvolgimento del Popolo di Dio nel problema oggi più urgente per una evangelizzazione nuova.

Lo Spirito ci sta spingendo con forza su nuovi orizzonti, ci interpella sulla nostra disponibilità contemplativa ed operativa affinché queste realtà fioriscano ed, eventualmente, confluiscano in un unica, grande corrente che fin da ora osiamo chiamare: Movimento Jesus Pastor.

Don Giuseppe Magrin - Presidente internazionale

PREGHIERA QUOTIDIANA

Signore Gesù, ti ringraziamo per averci scelti, anche se indegni, per il tuo santo servizio.

Animati dal desiderio di servire la Chiesa, ti supplichiamo di darci la perseveranza nei nostri propositi e di farci cogliere ogni giorno di più l’essenza della nostra vocazione: della fede e dell’obbedienza, del fervore pastorale e di una pietà profonda; ma sopra tutto l’essenza di quella carità, che ti permetta di dilatarti in noi come sacerdote e pastore, che col Padre e lo Spirito vivi nei secoli.

O Madre e Vergine Maria, aiutaci a realizzare in noi questa forma di vita e fa’ che insieme con tutti i diaconi, preti e vescovi operanti nelle varie parti della terra, diventiamo Chiesa veramente apostolica, sempre più fervente e luminosa. Amen.

PROMESSA DI FEDELTÀ

Davanti a Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, sotto la protezione di Maria Vergine e Madre della Chiesa, in piena conoscenza delle finalità dell’Unione Apostolica del Clero, io N.N... spontaneamente aderisco a questa Unione, mi dedico e mi offro totalmente a Dio, promettendo di amare e sostenere i confratelli di ogni comunità diocesana e particolarmente quelli della comunità in cui sono incardinato. Amen.

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Ultimo aggiornamento: 10-12-01