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Accenni storici sull’Unione Apostolica del Clero

 Origini dell’Unione

L’Unione Apostolica del Clero nacque in Francia, a Parigi, il 26 agosto 1862, nel Seminario delle Missioni Estere, per opera di 11 preti diocesani, rappresentanti di rispettive associazioni di clero locali.

Si definirono: Una società o Associazione di preti diocesani che si mettono a disposizione del loro vescovo per qualsiasi servizio e che rimangono tra loro uniti con alcune norme comuni e s’impegnano a praticare i consigli evangelici sotto la guida di un superiore da loro scelto.

Tennero un’Assemblea generale e si diedero un’organizzazione ed una struttura sul modello dei gruppi di Orléans Coutances e Avignogne, tenendo conto delle Costituzioni generali dell’Holzhauser, un prete bavarese che nel 1640 creò a Salisburgo l’Istituto dei chierici regolari, che vivono in comunità.

Per l’organizzazione dell’Associazione si stabilì che le singole associazioni diocesane ammettessero fondamentalmente le stesse regole, costituissero una stessa famiglia ecclesiastica, tutti i membri di qualsiasi diocesi appartenessero alla stessa associazione per aiutarsi reciprocamente sulla via della santificazione personale e della realizzazione del loro ministero presbiterale.

Tutti i membri, per il fatto che vi erano ammessi mettevano in comune preghiere, elemosine, opere buone, in modo da realizzare una solidarietà completa, spirituale e materiale.

Si stabilì pure che ogni gruppo diocesano avrebbe avuto una sua organizzazione.

I superiori delle Associazioni diocesane, o i loro delegati avrebbero, poi, eletto a scrutinio segreto, in piena democraticità, e a maggioranza di voti, uno tra di loro che fosse punto di riferimento e tramite tra le diverse Associazioni. Doveva rimanere in carica un anno con la possibilità di venire eletto per un numero indefinito di volte.

Come primo Superiore generale l’Assemblea elesse P. Victor Lebeurier.

Fino al Concilio Vaticano il Direttore dell’Associazione primaria di Parigi diventava automaticamente Direttore nazionale dell’U.A. di Francia e Direttore generale, e rimaneva in carica per tutta la vita, a meno che non rinunciasse formalmente o non ci fossero malattie o motivi etici che lo rendevano impossibilitato o indegno a reggere l’Associazione. Ne qual caso il Consiglio decideva modalità, tempi e procedure per sostituirlo.

In Italia, a Treviso, come in Francia, sorse una Aggregazione analoga, chiamata Congregazione Mariana dei veri Amici, per opera del Chierico Giuseppe Martini il quale coinvolgerà il suo padre spirituale, il futuro Pio X.

Essa si fonderà con l’Associazione Francese, nel 1880, ai piedi del Papa Leone XIII, che per tutte sancirà un nome unico: Unione Apostolica dei Presbiteri Secolari (o del Clero).

L'U.A. era una associazione con una presidenza internazionale ed una sede primaria nella Basilica del Sacro Cuore a Montmartre (Parigi); esprime la condivisione d'un unico ideale.

Espansione geografica dell’Unione Apostolica

Dal 1870 l’Associazione incominciò a diffondersi all’estero, in Europa: in Belgio, Germania, Austria, Polonia, Svizzera, Lussemburgo, Iugoslavia, ecc. Poi incominciò a diffondersi in Asia, Africa, America.

Non sempre queste fondazioni continuarono o si svilupparono. Alcune morirono e rinacquero a più riprese, nei più di 135 anni di vita della Confederazione.

Il rapido diffondersi dell’Associazione fu letto come risposta ad un bisogno di riaggregazione del clero diocesano isolato, nella situazione di trasformazione globale della Società e della Chiesa, dovuta alla rivoluzione industriale, alla perdita di influenza della chiesa nella società, all’abbandono culturale, sociale ed economico dei preti di campagna e di montagna, all’accresciuta importanza ecclesiale dei laici che sfuggivano al controllo della gerarchia, ai grandi mutamenti politico-sociali.

L’Unione Apostolica si diffuse specialmente:

Per mezzo di P. Ramière di Tolosa, P. Petit, P. Cullen, P. Cream, P. Van Hoof e dei Gesuiti in genere, in Belgio, negli Stati Uniti, in Irlanda, in India, in Cina.

Per mezzo dei Padri Lazzaristi, in Cina (P. Dutilleux) e in California (USA) (P. Beutler).

Per mezzo dei Padri Sulpiziani in Canada e a Baltimora (USA).

Per mezzo delle Missioni Estere di Parigi in Cina e Cocincina.

Per mezzo di preti in esilio; gli Sloveni in Argentina.

Per mezzo di preti secolari diocesani: i Canadesi in Manciuria.

Per mezzo di gruppi di preti diocesani o missionari del medesimo ceppo linguistico: dalla Germania all’Austria, alla Cecoslovacchia, a Danzica, al Lussemburgo, alla Polonia. Dall’Italia alla Svizzera. Dall’India al Pakistan, allo Sri Lanka, alla Birmania. Dalla Francia a tutti i paesi francofoni dell’Africa. Dalla Spagna a tutti i paesi dell’America latina.

Per mezzo dei Seminari Maggiori e, recentemente, per mezzo di incontri di formazione degli animatori UAC a livello internazionale, di visite in loco dei Presidenti dell’Associazione o di loro incaricati, di una animazione capillare tra i preti diocesani da tutto il mondo studenti a Roma, appena vi fu trasferita la Sede internazionale.

Ora essa si è costituita in confederazione di gruppi diocesani con fisionomie e inculturazioni diversificate; ciò aiuta l'apertura, l'accoglienza e la creatività… missionaria.

L'UAC oggi è presente in più di 55 nazioni:

in EUROPA: Austria, Belgio, Cechia, Slovacchia, Francia, Germania, Inghilterra, Irlanda, Italia, Iugoslavia, Lussemburgo, Polonia,

Portogallo, Romania, Bulgaria, Ucraina, Bielorussia, Spagna, Svizzera, Ungheria;

in AMERICA DEL NORD: Canada;

in AMERICA LATINA: Argentina, Cile, Colombia, Haiti, Messico, Perù, Portorico, Uruguay, Venezuela;

in AFRICA: Burkina Faso, Burundi, Ruanda, Camerun, Congo, Gabon, Madagascar, Nigeria, Senegal, Zaire, Mali, Kenya, Uganda, Tanzania, Angola, Mozambico;

in ASIA: Bangladesh, Birmania, Giappone, India, Indonesia, Libano, Pakistan, Sri Lanka, Singapore, Taiwan, Vietnam;

in OCEANIA: Australia.

Attualmente gli iscritti sono circa 35.000.

La Confederazione internazionale UAC sta iniziando in altre nazioni, con tendenza ad espandersi in Africa, in Nord-Centro America. e in Asia.

I riconoscimenti canonici a livello internazionale.

Il primo riconoscimento pontificio ufficiale venne dal Papa Leone XIII, il 31 maggio 1880, con il Breve: Dilecte Fili, inviato a Mons. Victor Lebeurier, Praesidi Unionis Apostolicae Sacerdotum saecularium.

Un riconoscimento ulteriore e secondo le norme del nuovo Codice di Diritto Canonico fu dato il 17 aprile 1921 con il Breve pontificio: Romanorum Pontificum del 17 aprile 1917. Il documento fu inviato a Mons. Lamerand successore di Mons. Lebeurier. L’Unione Apostolica fu allora denominata: Unione Apostolica dei Presbiteri diocesani.

Ulteriori riconoscimenti avvennero in occasione dell’approvazione di nuovi Statuti. Tale riconoscimento a volte ha implicato il riconoscimento pure del cambiamento di nome come nel 1975 col nome:Unione Apostolica del Clero, e nel 1995 in cui l’Assemblea generale ha approvato a maggioranza assoluta di modificare il nome in: Confederazione internazionale Unione Apostolica del Clero.

Le linee di forza dell’Associazione nei primi 100 anni

1. La vita comune: per molti gruppi, sul modello proposto dall’Holhauser.

2. La comunità morale per quanti non desideravano o non potevano avere una comunità in senso stretto. Tale comunità morale si esprimeva:

attraverso il sostegno di un gruppo di preti.

attraverso la formazione permanente alimentata da conferenze spirituali mensili.

attraverso il contatto epistolare e personale con un altro prete capace di ascolto e di consiglio.

3. Il Bollettino di regolarità un esame scritto quotidiano, mensilmente inviato al superiore diocesano e debitamente da lui verificato con osservazioni all’interessato. Si chiamava :. C’era anche un bollettino annuale come progetto di vita.

Si voleva con ciò salvare i preti diocesani prima che entrassero in crisi di identità, culturale, pastorale, umana, o almeno recuperarli durante la crisi.

Gli Statuti e le loro revisioni

Gli Statuti dell’Unione Apostolica furono sempre fatti o rivisti dall’Assemblea generale dei Soci ed approvati a maggioranza assoluta. Il primo abbozzo di statuti lo si ha già nel 1863.

Essi subirono vari adeguamenti con il mutare dei tempi e delle situazioni, con l’espansione dell’Associazione, con l’affinamento dei metodi.

A parte qualche mutamento dal 1867 al 1917 per quanto riguarda il Bollettino mensile, una rielaborazione quasi radicale di essi ci fu nel 1925, con l’introduzione del nuovo Codice di Diritto Canonico, una seconda nel 1968 dopo l’avvento del Concilio le ricchezze e le novità del Concilio stesso e amalgamare le spinte e le tensioni innovative del post concilio.

Una ultima, radicale revisione è stata fatta nel 1994 ed approvata il 18 ottobre 1995 dalla Sacra Congregazione per il clero e, infine, il 9 aprile 1998.

Le singole Federazioni nazionali, secondo quanto in esso stabilito, devono formulare un proprio Direttorio in base ed in applicazione pratica dello Statuto generale. E questo Direttorio, una volta approvato dal Consiglio internazionale assume valore giuridico nella rispettiva nazione pari agli Statuti generali.

Le linee di forza attuali

Gli Statuti sono stati approvati ad triennium il 18 ottobre 1995, festa di S. Luca evangelista, definitivamente il Giovedì Santo, 9 aprile 1998. L’approvazione da parte della Congregazione per il Clero ha richiesto riflessioni e correzioni supplementari. L’UAC non si è mai sentita così giovane come durante l’elaborazione e dopo l’approvazione di questi Statuti. Durante l’Assemblea sentivamo che dovevamo rinascere o morire... Siamo rinati.

Infatti, pur nella fedeltà alle origini, gli Statuti contengono innovazioni sostanziali nelle prospettive e nei contenuti.

Nelle prospettive: si è passati da una associazione i cui membri si aiutano a vicenda per crescere nell’amicizia, nella vita spirituale e pastorale senza uscire dall’ambito del proprio gruppo o della propria diocesi, ad una associazione i cui membri si aiutano a crescere per far crescere in qualità e quantità il clero diocesano di ogni diocesi. Se la chiesa universale respira con i polmoni di ogni chiesa particolare, è pur vero che ogni chiesa particolare non può vedere che con gli occhi e sull’orizzonte della chiesa universale.

Gli Statuti presuppongono una visione unitaria dei tre ministeri ordinati ed hanno assunto un respiro missionario, ecumenico, vocazionale. Sono proiettati sul terzo millennio

Nei contenuti: noi formiamo un’associazione che non ha né una spiritualità propria, né fini propri, né mezzi propri ma assume quelli che ciascuna diocesi propone per il suo clero, però mettendoci dentro una passione particolare. Il carisma dell’UAC sta tutto in questa passione animativa e sta soltanto nel modo di essere e di vivere da ministri ordinati diocesani.

La prima novità viene proprio da una riconsiderazione della parola clero. Fanno parte del clero non soltanto i preti ma anche i vescovi e i diaconi (transeunti o permanenti) (Cf. CIC, can. 266); e tutti e tre, ciascuno nel suo grado, sono pastori, configurati a Cristo capo (Cf. CIC, can. 1008-1009). L’Unione apostolica del clero doveva perciò allargarsi ufficialmente anche ai vescovi e ai diaconi.

I diaconi sembrano un elemento di disturbo nell’impostazione di una spiritualità sacerdotale, specialmente se sposati.

L’Assemblea internazionale ha preso la decisione di allargarsi ai vescovi e ai diaconi per coerenza giuridica e teologica, pur prevedendo qualche smarrimento da parte di anziani unionisti. I quali sono abituati a vedere il prete-vescovo come sacerdote, con una sacralità consumata nella celebrazione del Sacrificio della Croce e sigillata dal dono del celibato e il diacono come servo del sacerdozio ministeriale e comune.

Ciò comporterà una riflessione coraggiosa da parte degli Unionisti sull’unitarietà, sulle specificità, sugli ambiti, sulla pericoresi dei tre ministeri ordinati e sulla riprecisazione (o, là dove mancano, sull’invenzione ) delle parole per esprimerli. Infatti una plurisecolare mentalità sacerdotalizzante ha portato a far coincidere l’episcopato e poi il presbiterato col sacerdozio e ad avere, (in alcune lingue) una sola parola per esprimere presbiterato e sacerdozio. Non coincidono.

Noi vogliamo abituarci a parlare di presbiteri e di spiritualità presbiterale, riservando (o introducendo) i termini sacerdozio, sacerdoti, per definire l’esistenza sacerdotale di Cristo e del popolo di Dio o il servizio cultuale nell’Antico Testamento e delle religioni non cristiane.

Anche nel Simposio internazionale per il 30 anniversario del decreto conciliare Presbyterorum ordinis (ottobre 1995), si è insistito sulla riappropriazione di una terminologia e sulla riformulazione della teologia che aiutino a distinguere la spiritualità sacerdotale profetica e regale di ogni cristiano (che è veramente altro-Cristo) da quella specifica del ministero ordinato diaconale, presbiterale ed episcopale.

Qui la testimonianza degli Unionisti può diventare profezia.

La seconda novità sta nel vivere con radicalità il servizio della comunione ecclesiale. È il servizio che qualifica il Sacramento dell’Ordine unitamente al sacramento del Matrimonio (Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, P. II, Sez. II, Cap. III, Art. 6). È un servizio per sua natura ecumenico e missionario.

Gli unionisti mentre si rinsaldano nella fraternità, si rendono disponibili ad ogni impresa per l’unità dei ministri ordinati di tutta la cristianità, oltre le stesse divisioni confessionali e per la crescita qualitativa e numerica del clero diocesano, oltre i confini della propria diocesi (Cfr. i preti Fidei-donum ). Mettendosi a disposizione del proprio vescovo per un servizio extradiocesano, l’unionista intende corresponsabilizzare tutti i confratelli nel superamento di ogni barriera causata da ragioni storiche, geografiche, rituali, sacramentali, personali. Ogni separazione deve ridursi a distinzione ed ogni distinzione deve diventare una differenza che arricchisce e non espropria.

La terza novità consiste nell’abbinamento delle due componenti che confluiscono nella formazione dei ministri ordinati diocesani, cioè la grazia del sacramento dell’Ordine in quanto tale e la spiritualità della diocesi in cui si è incardinati in quanto tale. Il cammino di santificazione del diacono, del prete, del vescovo non possono prescindere dal cammino globale di santificazione che lo Spirito Santo va maturando nella loro diocesi. Il quale si attuerà attraverso l’esercizio quotidiano del loro ministero. E il loro ministero consisterà principalmente nel creare sintesi tra i diversi cammini spirituali ivi presenti; li armonizzeranno poi con quelli di tutta la chiesa. Faranno così rivivere la comunione trinitaria dentro la loro comunità diocesana, attraverso il suo stesso modo di essere chiesa e di proporre il vangelo. Solo allora vivranno la spiritualità diocesana (Cf. St. n.6).

La quarta novità sta nell’organizzazione non più a forma piramidale, dalla Associazione matrice ai gruppi periferici, ma nella dimensione comunionale delle Unioni diocesane di ogni continente in una confederazione di vertice. Abbiamo seguito il modello comunionale che definisce la Chiesa universale come comunione di Chiese particolari. I veri protagonisti dell’UAC sono i gruppi diocesani i quali formano la confederazione internazionale e possono a loro volta federarsi a livello nazionale (Cf. St. nn. 33 -34).

Ci sono inoltre due orientamenti innovativi nella forma concreta con cui vengono proposti:

1. l’orientamento contemplativo, cioè la capacità di stare a lungo, in quanto Pastori, sotto l’azione dello Spirito per capire attraverso l’assimilazione della S. Scrittura offerta ogni giorno dalla Liturgia, come essere pastori delle proprie comunità. Il mondo deve vedere che sono diventate un solo corpo in Cristo. Gli Unionisti di qualche nazione si sono proposti un’ora di contemplazione al giorno.

2. l’orientamento comunionale, cioè la volontà di essere sempre più l’uno per gli altri attraverso l’esperienza di cenacolo. Fare "cenacolo" vuol dire cercare occasioni d’incontro (una volta o più al mese), di convivenza (preti tra loro o anche con diaconi o col vescovo) e di corresponsabilità pastorale (fino al parrocato in solido) in modo che l’amicizia non sia soltanto la risposta ad un bisogno ma la scelta del modo di vivere di Cristo con gli Apostoli.

L’Unionista è colui che vive la comunione e per la comunione, a partire dalla sua Comunità diocesana, per quanto eterogenea e senza una linea spirituale essa possa sembrare. Per questo è disposto a giocarsi tempo, ruolo, successi... e la vita stessa. Sparisce dentro il proprio presbiterio come qualunque ministro ordinato perché ogni confratello appaia nella luce e con la capacità di illuminare richiestegli dallo Spirito. Se c’è un’umile pretesa, essa consiste nell’impegnarsi con un supplemento di entusiasmo, di inventiva e di coerenza per riqualificare su altri parametri il ministero ordinato e per rivedere gli elementi caratterizzanti della spiritualità diocesana.

L’Assemblea del 1997 ha avuto il compito di rivedere e di approvare definitivamente gli Statuti ad triennium dell’Assemblea del 1994 e sta constatando un crescente coinvolgimento di ministri ordinati diocesani come pure di laici desiderosi di condividere, con la medesima passione degli unionisti, il cammino nello Spirito della propria diocesi e la crescita qualitativa e numerica del clero diocesano. L’Assemblea, pur non prendendo decisioni specifiche, si è dichiarata aperta alla possibilità che questi laici possano maturare una Associazione parallela all’UAC. Ciò potrebbe essere un segno dei tempi e un dono dello Spirito; una ulteriore iniezione di giovinezza per l’UAC ed un significativo coinvolgimento del Popolo di Dio nel problema oggi più urgente per una evangelizzazione nuova.

Lo Spirito ci sta spingendo con forza su nuovi orizzonti, ci interpella sulla nostra disponibilità contemplativa ed operativa affinché queste realtà fioriscano ed, eventualmente, confluiscano in un unica, grande corrente che fin da ora osiamo chiamare: Movimento Jesus Pastor.

 L’Atto di Adesione

Per l’aggregazione definitiva di un membro al gruppo diocesano, dopo un periodo di preparazione e di rodaggio, viene letta e sottoscritta dall’interessato una formula specifica che viene poi conservata nell’Archivio della Direzione diocesana, con copie nell’Archivio della Direzione nazionale e internazionale.

Davanti a Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, sotto la protezione di Maria Vergine e Madre della Chiesa, in piena conoscenza delle finalità dell'Unione Apostolica del Clero, io N.N... spontaneamente aderisco a questa Unione, mi dedico e mi offro totalmente a Dio, promettendo di amare e sostenere i confratelli diaconi, preti e vescovi di ogni comunità diocesana e particolarmente quelli della comunità in cui sono incardinato. Amen.

I livelli di Animazione

Alla base della formazione e dell’animazione dei gruppi ci sta l’Unione apostolica diocesana.

I gruppi diocesani diventano Unioni e fanno parte della Confederazione internazionale direttamente quando sono approvate dal rispettivo Vescovo ed aggregate alla Confederazione dal Presidente internazionale, a meno che non esista nella propria nazione la Federazione nazionale Unione Apostolica del Clero. In questo caso l’aggregazione di nuovi gruppi diocesani all’internazionale avviene tramite la Federazione nazionale.

I gruppi diocesani di una stessa nazione si costituiscono in federazione nazionale, quando siano più di due e possano contare su almeno 15 membri.

Ci sono quindi tre livelli aggregativi: diocesano, nazionale, internazionale con rispettivi organi dirigenti, tutti elettivi anche se con modalità diverse secondo le nazioni per quanto riguarda i primi due.

Nell’ultimo Statuto l’Assemblea generale ha deciso che tutte le cariche scadano ogni tre anni e possano venire riconfermate per 4 mandati, oltre i quali non si può più essere rieletti.

L’Autofinanziamento

L’UAC acquista solamente ciò che le occorre per realizzare i fini assistenziali e animativi per cui è sorta, sempre in base alle donazioni o alle elargizioni che riceve, senza capitalizzazioni di nessun tipo. L’Associazione è vissuta di Provvidenza divina più che di previdenza sociale. Pur vivendo alla giornata, l’Unione Apostolica non conosce debiti o indebitamenti

I responsabili eletti, come del resto tutti i membri devono comunque offrire il loro servizio a titolo assolutamente gratuito essendo la Associazione un ente che non persegue scopi di lucro e spende quanto riceve immediatamente in opere di assistenza e di carità senza nessuna capitalizzazione e attività remunerativa.

Ognuno, anzi, oltre che a darsi gratuitamente deve frequentemente rimetterci del proprio senza ricevere nessun rimborso.

I Direttori generali o Presidenti internazionali.

E’ sufficiente elencarne i nomi.

Essi dicono continuità e rinnovamento, dinamicizzazione e ripresa di quelle iniziative che possono via via rispondere alle istanze di maturazione individuale e di gruppo del ministro ordinato diocesano.

Essi sono:

Victor Lebeurier (1862 - 1919)

Luis Lamerand (1919 - 1936)

Joseph Compère (1836 - 1946)

Simon Delacroix (1946 - 1968)

Luigi Piovesana (1968 - 1970)

Juan Esquerda Bifet (1970 - 1982)

Joseph Madec (1982 - 1991)

Giuseppe Magrin (1991 - ...... )

Attraverso di loro, delle loro scelte e dei loro modi di condurre l’UAC si possono capire le motivazioni dei cambiamenti intercorsi nella concezione, nell’organizzazione e nell’animazione dell’Associazione.

L’Appoggio della Chiesa Ufficiale

Oltre le approvazioni dei vari Statuti, l’ultimo dei quali il 9 aprile 1998, l’Unione Apostolica ha ottenuto l’Appoggio ufficiale dei Papi, da Pio IX, a Leone XIII, a S. Pio X che ne fu membro. "Noi Pure fummo discepoli di questa istituzione : Ne abbiamo esperimentato l’utilità e la bontà e abbiamo continuato ad usufruire dei suoi vantaggi spirituali anche dopo la nostra elevazione alla dignità episcopale.... Ad essa noi continuiamo a rivolgere... la nostra particolare benevolenza". Tutti emanarono Brevi Pontifici. Paolo VI poi usò particolari attenzioni con un appropriatissimo documento.

Conclusione

La Confederazione internazionale Unione Apostolica del Clero, ha acquisito molte benemerenze nell’aiutare il clero diocesano cattolico e qualche volta anche non cattolico ad essere fedele al suo servizio formativo, pastorale, sociale.

E’ una Associazione che fa del volontariato, del servizio gratuito, della passione per il ministero ordinato diocesano, la sua caratterizzazione fondamentale, e della solidarietà umana, spirituale e pastorale la sua nota principale.

 

 

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Ultimo aggiornamento: 06-11-01