Si definirono:
Una società o Associazione di preti diocesani che si mettono a disposizione
del loro vescovo per qualsiasi servizio e che rimangono tra loro uniti con
alcune norme comuni e s’impegnano a praticare i consigli evangelici sotto la
guida di un superiore da loro scelto.
Tennero un’Assemblea generale e si diedero
un’organizzazione ed una struttura sul modello dei gruppi di Orléans
Coutances e Avignogne, tenendo conto delle Costituzioni generali dell’Holzhauser,
un prete bavarese che nel 1640 creò a Salisburgo l’Istituto
dei chierici regolari, che vivono in comunità.
Per l’organizzazione dell’Associazione si
stabilì che le singole associazioni diocesane
ammettessero fondamentalmente le stesse regole, costituissero una stessa
famiglia ecclesiastica, tutti i membri di qualsiasi diocesi appartenessero
alla stessa associazione per aiutarsi reciprocamente sulla via della
santificazione personale e della realizzazione del loro ministero
presbiterale.
Tutti i membri, per il fatto che vi erano
ammessi mettevano in comune preghiere, elemosine, opere buone, in modo da
realizzare una solidarietà completa, spirituale e materiale.
Si stabilì pure che ogni gruppo diocesano
avrebbe avuto una sua organizzazione.
I superiori delle Associazioni diocesane,
o i loro delegati avrebbero, poi, eletto a scrutinio segreto, in piena
democraticità, e a maggioranza di voti, uno tra di loro che fosse punto di
riferimento e tramite tra le diverse Associazioni. Doveva rimanere in carica
un anno con la possibilità di venire eletto per un numero indefinito di
volte.
Come primo Superiore generale
l’Assemblea elesse P. Victor Lebeurier.
Fino al Concilio Vaticano il Direttore
dell’Associazione primaria di Parigi diventava automaticamente Direttore
nazionale dell’U.A. di Francia e Direttore generale, e rimaneva in carica
per tutta la vita, a meno che non rinunciasse formalmente o non ci fossero
malattie o motivi etici che lo rendevano impossibilitato o indegno a reggere
l’Associazione. Ne qual caso il Consiglio decideva modalità, tempi e
procedure per sostituirlo.
In Italia, a Treviso, come in Francia,
sorse una Aggregazione analoga, chiamata Congregazione Mariana dei veri
Amici, per opera del Chierico Giuseppe Martini il quale
coinvolgerà il suo padre spirituale, il futuro Pio X.
Essa si fonderà con l’Associazione
Francese, nel 1880, ai piedi del Papa Leone XIII, che per tutte sancirà un
nome unico: Unione Apostolica dei Presbiteri
Secolari (o del Clero).
L'U.A. era una associazione con una
presidenza internazionale ed una sede primaria nella Basilica del Sacro
Cuore a Montmartre (Parigi); esprime la condivisione d'un unico ideale.
Espansione geografica dell’Unione
Apostolica
Dal 1870 l’Associazione incominciò a
diffondersi all’estero, in Europa: in Belgio, Germania, Austria,
Polonia, Svizzera, Lussemburgo, Iugoslavia, ecc. Poi incominciò a
diffondersi in Asia, Africa, America.
Non sempre queste fondazioni continuarono
o si svilupparono. Alcune morirono e rinacquero a più riprese, nei più di
135 anni di vita della Confederazione.
Il rapido diffondersi dell’Associazione fu
letto come risposta ad un bisogno di riaggregazione del clero diocesano
isolato, nella situazione di trasformazione globale della Società e della
Chiesa, dovuta alla rivoluzione industriale, alla perdita di influenza della
chiesa nella società, all’abbandono culturale, sociale ed economico dei
preti di campagna e di montagna, all’accresciuta importanza ecclesiale dei
laici che sfuggivano al controllo della gerarchia, ai grandi mutamenti
politico-sociali.
L’Unione Apostolica si diffuse
specialmente:
Per mezzo di P. Ramière di Tolosa, P.
Petit, P. Cullen, P. Cream, P. Van Hoof e dei Gesuiti in genere, in
Belgio, negli Stati Uniti, in Irlanda, in India, in Cina.
Per mezzo dei Padri Lazzaristi, in
Cina (P. Dutilleux) e in California (USA) (P. Beutler).
Per mezzo dei Padri Sulpiziani in
Canada e a Baltimora (USA).
Per mezzo delle Missioni Estere di
Parigi in Cina e Cocincina.
Per mezzo di preti in esilio; gli
Sloveni in Argentina.
Per mezzo di preti secolari diocesani:
i Canadesi in Manciuria.
Per mezzo di gruppi di preti diocesani
o missionari del medesimo ceppo linguistico: dalla Germania all’Austria,
alla Cecoslovacchia, a Danzica, al Lussemburgo, alla Polonia.
Dall’Italia alla Svizzera. Dall’India al Pakistan, allo Sri Lanka, alla
Birmania. Dalla Francia a tutti i paesi francofoni dell’Africa. Dalla
Spagna a tutti i paesi dell’America latina.
Per mezzo dei Seminari Maggiori e,
recentemente, per mezzo di incontri di formazione degli animatori UAC a
livello internazionale, di visite in loco dei Presidenti
dell’Associazione o di loro incaricati, di una animazione capillare tra
i preti diocesani da tutto il mondo studenti a Roma, appena vi fu
trasferita la Sede internazionale.
Ora essa si è costituita in confederazione
di gruppi diocesani con fisionomie e inculturazioni diversificate; ciò aiuta
l'apertura, l'accoglienza e la creatività… missionaria.
L'UAC oggi è presente in più di 55
nazioni:
in EUROPA:
Austria, Belgio, Cechia, Slovacchia, Francia, Germania, Inghilterra,
Irlanda, Italia, Iugoslavia, Lussemburgo, Polonia,
Portogallo, Romania, Bulgaria, Ucraina,
Bielorussia, Spagna, Svizzera, Ungheria;
in AMERICA DEL NORD:
Canada;
in AMERICA LATINA:
Argentina, Cile, Colombia, Haiti, Messico, Perù, Portorico, Uruguay,
Venezuela;
in AFRICA:
Burkina Faso, Burundi, Ruanda, Camerun, Congo, Gabon, Madagascar, Nigeria,
Senegal, Zaire, Mali, Kenya, Uganda, Tanzania, Angola, Mozambico;
in ASIA:
Bangladesh, Birmania, Giappone, India, Indonesia, Libano, Pakistan, Sri
Lanka, Singapore, Taiwan, Vietnam;
in OCEANIA:
Australia.
Attualmente gli iscritti sono circa
35.000.
La Confederazione internazionale UAC sta
iniziando in altre nazioni, con tendenza ad espandersi in Africa, in
Nord-Centro America. e in Asia.
I riconoscimenti canonici a livello
internazionale.
Il primo riconoscimento pontificio
ufficiale venne dal Papa Leone XIII, il 31 maggio 1880, con il Breve:
Dilecte Fili, inviato a Mons. Victor Lebeurier, Praesidi Unionis
Apostolicae Sacerdotum saecularium.
Un riconoscimento ulteriore e secondo le
norme del nuovo Codice di Diritto Canonico fu dato il 17 aprile 1921 con il
Breve pontificio: Romanorum Pontificum del 17 aprile 1917. Il
documento fu inviato a Mons. Lamerand successore di Mons. Lebeurier.
L’Unione Apostolica fu allora denominata: Unione
Apostolica dei Presbiteri diocesani.
Ulteriori riconoscimenti avvennero in
occasione dell’approvazione di nuovi Statuti. Tale riconoscimento a volte ha
implicato il riconoscimento pure del cambiamento di nome come nel 1975 col
nome:Unione Apostolica del Clero, e nel 1995 in cui
l’Assemblea generale ha approvato a maggioranza assoluta di modificare il
nome in: Confederazione internazionale Unione Apostolica del Clero.
Le linee di forza dell’Associazione nei
primi 100 anni
1. La vita comune: per molti
gruppi, sul modello proposto dall’Holhauser.
2. La comunità morale per
quanti non desideravano o non potevano avere una comunità in senso stretto.
Tale comunità morale si esprimeva:
attraverso il sostegno di un gruppo di
preti.
attraverso la formazione permanente
alimentata da conferenze spirituali mensili.
attraverso il contatto epistolare e personale con un
altro prete capace di ascolto e di consiglio.
3. Il Bollettino di regolarità un esame scritto
quotidiano, mensilmente inviato al superiore diocesano e debitamente da lui
verificato con osservazioni all’interessato. Si chiamava :.
C’era anche un bollettino annuale come progetto di vita.
Si voleva con ciò salvare i preti diocesani prima
che entrassero in crisi di identità, culturale, pastorale, umana, o almeno
recuperarli durante la crisi.
Gli Statuti e le loro revisioni
Gli Statuti dell’Unione Apostolica furono
sempre fatti o rivisti dall’Assemblea generale dei Soci ed approvati a
maggioranza assoluta. Il primo abbozzo di statuti lo si ha già nel 1863.
Essi subirono vari adeguamenti con il
mutare dei tempi e delle situazioni, con l’espansione dell’Associazione, con
l’affinamento dei metodi.
A parte qualche mutamento dal 1867 al 1917
per quanto riguarda il Bollettino mensile, una rielaborazione quasi
radicale di essi ci fu nel 1925, con l’introduzione del nuovo Codice di
Diritto Canonico, una seconda nel 1968 dopo l’avvento del Concilio le
ricchezze e le novità del Concilio stesso e amalgamare le spinte e le
tensioni innovative del post concilio.
Una ultima, radicale revisione è stata
fatta nel 1994 ed approvata il 18 ottobre 1995 dalla Sacra Congregazione per
il clero e, infine, il 9 aprile 1998.
Le singole Federazioni nazionali, secondo
quanto in esso stabilito, devono formulare un proprio Direttorio in
base ed in applicazione pratica dello Statuto generale. E questo Direttorio,
una volta approvato dal Consiglio internazionale assume valore giuridico
nella rispettiva nazione pari agli Statuti generali.
Le linee di forza attuali
Gli Statuti sono stati approvati ad
triennium il 18 ottobre 1995, festa di S. Luca evangelista,
definitivamente il Giovedì Santo, 9 aprile 1998. L’approvazione da parte
della Congregazione per il Clero ha richiesto riflessioni e correzioni
supplementari. L’UAC non si è mai sentita così giovane come durante
l’elaborazione e dopo l’approvazione di questi Statuti. Durante l’Assemblea
sentivamo che dovevamo rinascere o morire... Siamo rinati.
Infatti, pur nella fedeltà alle origini,
gli Statuti contengono innovazioni sostanziali nelle prospettive e nei
contenuti.
Nelle prospettive:
si è passati da una associazione i cui membri si aiutano a
vicenda per crescere nell’amicizia, nella vita spirituale e pastorale senza
uscire dall’ambito del proprio gruppo o della propria diocesi, ad una
associazione i cui membri si aiutano a crescere per far crescere in
qualità e quantità il clero diocesano di ogni diocesi. Se
la chiesa universale respira con i polmoni di ogni chiesa particolare, è pur
vero che ogni chiesa particolare non può vedere che con gli occhi e
sull’orizzonte della chiesa universale.
Gli Statuti presuppongono una visione
unitaria dei tre ministeri ordinati ed hanno assunto un respiro missionario,
ecumenico, vocazionale. Sono proiettati sul terzo millennio
Nei contenuti:
noi formiamo un’associazione che non ha né una spiritualità propria, né fini
propri, né mezzi propri ma assume quelli che ciascuna diocesi propone per il
suo clero, però mettendoci dentro una passione
particolare. Il carisma dell’UAC sta tutto in questa
passione animativa e sta soltanto nel modo di
essere e di vivere da ministri ordinati diocesani.
La prima novità viene proprio da
una riconsiderazione della parola clero. Fanno parte del clero non
soltanto i preti ma anche i vescovi e i diaconi (transeunti o permanenti) (Cf.
CIC, can. 266); e tutti e tre, ciascuno nel suo grado, sono pastori,
configurati a Cristo capo (Cf. CIC, can. 1008-1009). L’Unione apostolica del
clero doveva perciò allargarsi ufficialmente anche ai vescovi e ai diaconi.
I diaconi sembrano un elemento di disturbo
nell’impostazione di una spiritualità sacerdotale, specialmente se
sposati.
L’Assemblea internazionale ha preso la
decisione di allargarsi ai vescovi e ai diaconi per coerenza giuridica e
teologica, pur prevedendo qualche smarrimento da parte di anziani unionisti.
I quali sono abituati a vedere il prete-vescovo come sacerdote,
con una sacralità consumata nella celebrazione del Sacrificio della Croce e
sigillata dal dono del celibato e il diacono come servo del
sacerdozio ministeriale e comune.
Ciò comporterà una riflessione coraggiosa
da parte degli Unionisti sull’unitarietà, sulle specificità, sugli ambiti,
sulla pericoresi dei tre ministeri ordinati e sulla riprecisazione
(o, là dove mancano, sull’invenzione ) delle parole per esprimerli.
Infatti una plurisecolare mentalità sacerdotalizzante ha portato a
far coincidere l’episcopato e poi il presbiterato col sacerdozio e ad
avere, (in alcune lingue) una sola parola per esprimere presbiterato e
sacerdozio. Non coincidono.
Noi vogliamo abituarci a parlare di
presbiteri e di spiritualità presbiterale, riservando (o
introducendo) i termini sacerdozio, sacerdoti, per definire l’esistenza
sacerdotale di Cristo e del popolo di Dio o il servizio
cultuale nell’Antico Testamento e delle religioni non cristiane.
Anche nel Simposio internazionale per il
30 anniversario del decreto conciliare Presbyterorum ordinis (ottobre
1995), si è insistito sulla riappropriazione di una terminologia e sulla
riformulazione della teologia che aiutino a distinguere la spiritualità
sacerdotale profetica e regale di ogni cristiano (che è veramente
altro-Cristo) da quella specifica del ministero ordinato
diaconale, presbiterale ed episcopale.
Qui la testimonianza degli Unionisti può
diventare profezia.
La seconda novità sta nel vivere
con radicalità il servizio della comunione ecclesiale. È il
servizio che qualifica il Sacramento dell’Ordine unitamente al sacramento
del Matrimonio (Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, P. II, Sez.
II, Cap. III, Art. 6). È un servizio per sua natura
ecumenico e missionario.
Gli unionisti mentre si rinsaldano nella
fraternità, si rendono disponibili ad ogni impresa per l’unità dei
ministri ordinati di tutta la cristianità, oltre le stesse divisioni
confessionali e per la crescita qualitativa e numerica del clero diocesano,
oltre i confini della propria diocesi (Cfr. i preti Fidei-donum ).
Mettendosi a disposizione del proprio vescovo per un servizio
extradiocesano, l’unionista intende corresponsabilizzare tutti i confratelli
nel superamento di ogni barriera causata da ragioni storiche, geografiche,
rituali, sacramentali, personali. Ogni separazione deve ridursi a
distinzione ed ogni distinzione deve diventare una differenza che
arricchisce e non espropria.
La terza novità consiste
nell’abbinamento delle due componenti che confluiscono nella formazione dei
ministri ordinati diocesani, cioè la grazia del sacramento
dell’Ordine in quanto tale e la spiritualità della diocesi in cui
si è incardinati in quanto tale. Il cammino di santificazione del diacono,
del prete, del vescovo non possono prescindere dal cammino globale di
santificazione che lo Spirito Santo va maturando nella loro
diocesi. Il quale si attuerà attraverso l’esercizio quotidiano del loro
ministero. E il loro ministero consisterà principalmente nel creare sintesi
tra i diversi cammini spirituali ivi presenti; li armonizzeranno poi con
quelli di tutta la chiesa. Faranno così rivivere la comunione trinitaria
dentro la loro comunità diocesana, attraverso il suo stesso modo
di essere chiesa e di proporre il vangelo. Solo allora vivranno la
spiritualità diocesana (Cf. St. n.6).
La quarta novità sta
nell’organizzazione non più a forma piramidale, dalla Associazione matrice
ai gruppi periferici, ma nella dimensione comunionale delle Unioni diocesane
di ogni continente in una confederazione di vertice. Abbiamo seguito il
modello comunionale che definisce la Chiesa universale come
comunione di Chiese particolari. I veri protagonisti dell’UAC sono i
gruppi diocesani i quali formano la confederazione internazionale e
possono a loro volta federarsi a livello nazionale (Cf. St. nn. 33 -34).
Ci sono inoltre due orientamenti
innovativi nella forma concreta con cui vengono proposti:
1. l’orientamento contemplativo,
cioè la capacità di stare a lungo, in quanto Pastori, sotto l’azione
dello Spirito per capire attraverso l’assimilazione della S. Scrittura
offerta ogni giorno dalla Liturgia, come essere pastori delle proprie
comunità. Il mondo deve vedere che sono diventate un solo corpo
in Cristo. Gli Unionisti di qualche nazione si sono proposti un’ora
di contemplazione al giorno.
2. l’orientamento comunionale, cioè
la volontà di essere sempre più l’uno per gli altri attraverso l’esperienza
di cenacolo. Fare "cenacolo" vuol dire cercare occasioni d’incontro
(una volta o più al mese), di convivenza (preti tra loro o anche con
diaconi o col vescovo) e di corresponsabilità pastorale (fino al parrocato
in solido) in modo che l’amicizia non sia soltanto la risposta ad un
bisogno ma la scelta del modo di vivere di Cristo con gli Apostoli.
L’Unionista è colui che vive la
comunione e per la comunione, a partire dalla sua Comunità diocesana,
per quanto eterogenea e senza una linea spirituale essa possa sembrare. Per
questo è disposto a giocarsi tempo, ruolo, successi... e la vita stessa.
Sparisce dentro il proprio presbiterio come qualunque ministro ordinato
perché ogni confratello appaia nella luce e con la capacità di illuminare
richiestegli dallo Spirito. Se c’è un’umile pretesa, essa consiste
nell’impegnarsi con un supplemento di entusiasmo, di inventiva e di coerenza
per riqualificare su altri parametri il ministero ordinato e per
rivedere gli elementi caratterizzanti della spiritualità diocesana.
L’Assemblea del 1997 ha avuto il compito
di rivedere e di approvare definitivamente gli Statuti ad triennium
dell’Assemblea del 1994 e sta constatando un crescente coinvolgimento di
ministri ordinati diocesani come pure di laici desiderosi di condividere,
con la medesima passione degli unionisti, il cammino nello Spirito della
propria diocesi e la crescita qualitativa e numerica del clero diocesano.
L’Assemblea, pur non prendendo decisioni specifiche, si è dichiarata aperta
alla possibilità che questi laici possano maturare una Associazione
parallela all’UAC. Ciò potrebbe essere un segno dei tempi e un dono dello
Spirito; una ulteriore iniezione di giovinezza per l’UAC ed un significativo
coinvolgimento del Popolo di Dio nel problema oggi più urgente per una
evangelizzazione nuova.
Lo Spirito ci sta spingendo con forza su
nuovi orizzonti, ci interpella sulla nostra disponibilità contemplativa ed
operativa affinché queste realtà fioriscano ed, eventualmente, confluiscano
in un unica, grande corrente che fin da ora osiamo chiamare:
Movimento Jesus Pastor.
L’Atto di Adesione
Per l’aggregazione definitiva di un membro
al gruppo diocesano, dopo un periodo di preparazione e di rodaggio, viene
letta e sottoscritta dall’interessato una formula specifica che viene poi
conservata nell’Archivio della Direzione diocesana, con copie nell’Archivio
della Direzione nazionale e internazionale.
Davanti a Dio, Padre, Figlio e Spirito
Santo, sotto la protezione di Maria Vergine e Madre della Chiesa, in piena
conoscenza delle finalità dell'Unione Apostolica del Clero, io N.N...
spontaneamente aderisco a questa Unione, mi dedico e mi offro totalmente a
Dio, promettendo di amare e sostenere i confratelli diaconi, preti e vescovi
di ogni comunità diocesana e particolarmente quelli della comunità in cui
sono incardinato. Amen.
I livelli di Animazione
Alla base della formazione e
dell’animazione dei gruppi ci sta l’Unione apostolica diocesana.
I gruppi diocesani diventano Unioni
e fanno parte della Confederazione internazionale direttamente quando sono
approvate dal rispettivo Vescovo ed aggregate alla Confederazione dal
Presidente internazionale, a meno che non esista nella propria nazione la
Federazione nazionale Unione Apostolica del Clero. In questo caso
l’aggregazione di nuovi gruppi diocesani all’internazionale avviene tramite
la Federazione nazionale.
I gruppi diocesani di una stessa nazione
si costituiscono in federazione nazionale, quando siano più di due e possano
contare su almeno 15 membri.
Ci sono quindi tre livelli aggregativi:
diocesano, nazionale, internazionale con rispettivi organi dirigenti,
tutti elettivi anche se con modalità diverse secondo le nazioni per quanto
riguarda i primi due.
Nell’ultimo Statuto l’Assemblea generale
ha deciso che tutte le cariche scadano ogni tre anni e possano venire
riconfermate per 4 mandati, oltre i quali non si può più essere rieletti.
L’Autofinanziamento
L’UAC acquista solamente ciò che le
occorre per realizzare i fini assistenziali e animativi per cui è sorta,
sempre in base alle donazioni o alle elargizioni che riceve, senza
capitalizzazioni di nessun tipo. L’Associazione è vissuta di Provvidenza
divina più che di previdenza sociale. Pur vivendo alla giornata,
l’Unione Apostolica non conosce debiti o indebitamenti
I responsabili eletti, come del resto
tutti i membri devono comunque offrire il loro servizio a titolo
assolutamente gratuito essendo la Associazione un ente che non persegue
scopi di lucro e spende quanto riceve immediatamente in opere di assistenza
e di carità senza nessuna capitalizzazione e attività remunerativa.
Ognuno, anzi, oltre che a darsi
gratuitamente deve frequentemente rimetterci del proprio senza ricevere
nessun rimborso.
I Direttori generali o Presidenti
internazionali.
E’ sufficiente elencarne i nomi.
Essi dicono continuità e rinnovamento,
dinamicizzazione e ripresa di quelle iniziative che possono via via
rispondere alle istanze di maturazione individuale e di gruppo del ministro
ordinato diocesano.
Essi sono:
Victor Lebeurier (1862 - 1919)
Luis Lamerand (1919 - 1936)
Joseph Compère (1836 - 1946)
Simon Delacroix (1946 - 1968)
Luigi Piovesana (1968 - 1970)
Juan Esquerda Bifet (1970 - 1982)
Joseph Madec (1982 - 1991)
Giuseppe Magrin (1991 - ...... )
Attraverso di loro, delle loro scelte e
dei loro modi di condurre l’UAC si possono capire le motivazioni dei
cambiamenti intercorsi nella concezione, nell’organizzazione e
nell’animazione dell’Associazione.
L’Appoggio della Chiesa Ufficiale
Oltre le approvazioni dei vari Statuti,
l’ultimo dei quali il 9 aprile 1998, l’Unione Apostolica ha ottenuto
l’Appoggio ufficiale dei Papi, da Pio IX, a Leone XIII, a S. Pio X che ne fu
membro. "Noi Pure fummo discepoli di questa istituzione : Ne abbiamo
esperimentato l’utilità e la bontà e abbiamo continuato ad usufruire dei
suoi vantaggi spirituali anche dopo la nostra elevazione alla dignità
episcopale.... Ad essa noi continuiamo a rivolgere... la nostra particolare
benevolenza". Tutti emanarono Brevi Pontifici. Paolo VI poi usò
particolari attenzioni con un appropriatissimo documento.
Conclusione
La Confederazione internazionale Unione
Apostolica del Clero, ha acquisito molte benemerenze nell’aiutare il
clero diocesano cattolico e qualche volta anche non cattolico ad essere
fedele al suo servizio formativo, pastorale, sociale.
E’ una Associazione che fa del
volontariato, del servizio gratuito, della passione per il ministero
ordinato diocesano, la sua caratterizzazione fondamentale, e della
solidarietà umana, spirituale e pastorale la sua nota principale.